Fori chiusi (ma pure i cantieri)
Mentre i romani aspettano, da domani, la chiusura dei Fori imperiali al traffico privato, imperiosamente voluta dal nuovo sindaco Ignazio Marino come biglietto da visita della città che verrà (ne parlerà diffusamente una pagina di Marianna Rizzini, sul Foglio di sabato), arriva a maturazione una vicenda che con quella strombazzata chiusura ha silenziosamente ma molto concretamente a che fare.

Mentre i romani aspettano, da domani, la chiusura dei Fori imperiali al traffico privato, imperiosamente voluta dal nuovo sindaco Ignazio Marino come biglietto da visita della città che verrà (ne parlerà diffusamente una pagina di Marianna Rizzini, sul Foglio di sabato), arriva a maturazione una vicenda che con quella strombazzata chiusura ha silenziosamente ma molto concretamente a che fare. Proprio sui Fori imperiali, infatti, è aperto uno dei grandi cantieri della nuova linea C della metropolitana. Un cantiere che avrebbe reso prima o poi indispensabile – chiunque avesse governato Roma – la temporanea chiusura al traffico della grande strada che attraversa i Fori. Il condizionale è d’obbligo, a causa di un serissimo problema: la società incaricata dei lavori, la Astaldi, a fine giugno aveva minacciato di bloccare tutto e di mandare a casa o in cassa integrazione le maestranze, se non avesse ricevuto entro un mese duecentodiciotto milioni di euro di crediti arretrati, calcolati a seguito dei maggiori oneri sostenuti dall’inizio dei lavori. Quei soldi, come si è ormai capito, non ci sono, e questa circostanza potrebbe trasformare le ferie della maestranze, programmate a partire dal 9 luglio, in una chiusura di fatto dei cantieri, senza che ne sia fissata la riapertura.
Il sindaco Marino, che ha scelto una versione muscolare di governo della città (non solo nel senso dei polpacci allenati dalla bici), e che non esita a commissariare e ad avocare competenze e decisioni, quando chi dovrebbe prenderle, come la società Roma metropolitane, gli sembra incapace di farlo, dovrebbe a questo punto decidersi. Visto che la chiusura cultural-virtuosa dei Fori doveva coprire in realtà – anche se lui non l’ha detto – una necessità di servizio, e visto che gli studi di fattibilità avevano già dimostrato grandi punti di criticità di quel provvedimento, che senso ha “intignare”, come dicono a Roma, se il destino della metropolitana C è completamente in alto mare, chissà per quanto? A meno che, si potrebbe commentare malignamente, non si pedonalizzino i Fori per facilitare le future manifestazioni di protesta dei cassintegrati della linea C.